VINCITORI DEL PREMIO GIORNALISTICO CARLA AGUSTONI 2026
LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE HA AVUTO LUOGO NELL’AMBITO DEL FILM FESTIVAL DIRITTI UMANI LUGANO, 18 ottobre 2026 ore 11.00 – Cinema Corso Lugano
LA GIURIA HA ASSEGNATO DUE PREMI E UNA MENZIONE SPECIALE
PREMIO GIORNALISTICO CARLA AGUSTONI (a pari merito)
“YEMEN, ISRAELE BOMBARDA LA STAMPA”
di Laura Silvia Battaglia (IRPI media)
L’inchiesta racconta un episodio particolarmente grave e poco conosciuto: il bombardamento avvenuto il 10 settembre 2025 a Sana’a, in Yemen, che ha provocato 185 vittime tra morti e feriti, tra cui 31 giornalisti e cinque bambini. Si tratta del più grave attacco contro giornalisti nella regione e di uno dei più gravi a livello mondiale.
Particolarmente significativo è il fatto che, dopo le prime cronache, l’attacco sia rapidamente caduto nel silenzio. Il lavoro di Laura Silvia Battaglia torna su quella vicenda attraverso la collaborazione con giornalisti e videomaker yemeniti, dando voce alle persone coinvolte e ricostruendo una storia che rischiava di essere dimenticata.
La giuria ha apprezzato in particolare la capacità di sfruttare tutte le possibilità offerte dal giornalismo sul web, combinando testo, fotografie, video e audio. Un efficace equilibrio tra contestualizzazione e micro-storie permette di affrontare una vicenda complessa mantenendo al centro le persone e le conseguenze concrete della guerra. Un lavoro di grande rilevanza giornalistica, che richiama l’attenzione sulla violenza contro i civili e sulla libertà di stampa in un contesto nel quale entrambe sono sottoposte a gravi minacce.
link per visionare l’inchiesta sul web
https://irpimedia.irpi.eu/yemen-israele-bombarda-giornalisti
https://irpimedia.irpi.eu/yemen-israele-vittime-e-sopravvissuti
https://irpimedia.irpi.eu/yemen-israele-bomba-e-memoria-storica
PREMIO GIORNALISTICO CARLA AGUSTONI (a pari merito)
“MAMERA – LA STORIA NASCOSTA DEGLI JENISCH”
di Taty Rossi (Audio doc in 7 episodi)
Tra il 1926 e il 1973, il programma Kinder der Landstrasse promosso dalla Pro Juventute e sostenuto dalla Confederazione, strappa centinaia di bambini jenisch alle loro famiglie nel tentativo di cancellarne l’identità. Il documentario assieme agli altri sei della serie ripercorre questa drammatica storia con testimonianze che riportano alla luce le discriminazioni vissute dal popolo jenisch.
Testimonianze che rievocano in Tati Rossi le discriminazioni che lei stessa ha vissuto come donna Italo africana e che, con emozione e partecipazione, mette a confronto con i ricordi delle donne jenisch intervistate.
Un intreccio particolarmente apprezzato dalla giuria e che permette di ridare voce a chi ha subito una delle peggiori storie di criminalizzazione e marginalizzazione nel secolo scorso in Svizzera e al contempo ci riporta a quanto sta succedendo oggi con le diverse forme di discriminazione e razzismo.
Mamera ridà quindi voce a chi è stato sempre emarginato e misconosciuto nei suoi diritti e ci ricorda come pregiudizi ignoranza e indifferenza sono all’origine delle discriminazioni che ancora oggi sono presenti nella nostra società.
link per ascoltare il podcast
MENZIONE SPECIALE
“DOPO 11 ANNI DUE POLIZIOTTI RICONOSCIUTI COLPEVOLI DI AVER PICCHIATO UNA PERSONA INERME” di Francesco Bonsaver (articolo pubblicato su Areaonline)
La giuria assegna una menzione speciale a Francesco Bonsaver per aver dato spazio a una persona che, per undici anni, non ha mai smesso di lottare per la giustizia. È la storia di Ayaz, venditore di rose pakistano, un marginale nel benestante Ticino. Il primo agosto 2015 è stato picchiato nel locale di polizia della stazione di Lugano dai tutori dell’ordine e della sicurezza.
È una storia che si voleva insabbiare. Due procuratori hanno archiviato il caso, il primo senza nemmeno interrogare gli agenti. Il Municipio di Lugano si è schierato a difesa dei poliziotti e ha liquidato la denuncia come un castello di bugie. Un pretore li ha poi assolti. Solo la perseveranza di Ayaz, del suo avvocato e delle persone che gli sono rimaste accanto ha permesso, ricorso dopo ricorso, di arrivare alla condanna in appello.
Bonsaver ha seguito la vicenda negli anni con rigore, ricostruendo con precisione i passaggi giudiziari e le responsabilità istituzionali. Il suo lavoro dimostra il valore di un giornalismo locale che non teme di affrontare temi scomodi come la violenza di polizia e gli errori della magistratura.
Un municipale di Lugano di recente ha deriso il Film Festival Diritti Umani, minacciando di tagliarne il sostegno perché qualcuno ha osato dire che anche qui, in Ticino, questi diritti vengono violati. Questo articolo ne è purtroppo la prova. E ricorda perché raccontarlo resta necessario.
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